RICERCATORI PRECARI

Università della Basilicata

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Lettera aperta al Magnifico Rettore dell'Universita' di Basilicata

 

Intendiamo richiamare l'attenzione dell'Ateneo sul grave problema del precariato dei giovani ricercatori.

Nel nostro ateneo sono circa 500 i soggetti che forniscono a titolo precario (dottorandi, borsisti, assegnisti ex Co.Co.Co., etc.) un fondamentale contributo, di cui circa 50 da piu' di 10 anni. Nonostante l'alto livello di formazione acquisito, viviamo da anni in una condizione di totale insicurezza professionale ed esistenziale, con redditi ai limiti della sussistenza. L a riduzione delle risorse perpetrata in questi ultimi anni, si e' tradotta in un pesante peggioramento della qualità complessiva del sistema pubblico universitario. La riforma Moratti in continuità con le precedenti politiche universitarie non ha fatto che aggravare una situazione già alquanto difficile, introducendo ulteriori forme di lavoro a tempo determinato (contratti di ricerca triennali) destinate a sostituire progressivamente la figura del ricercatore a tempo indeterminato. Se si considera inoltre che in questi ultimi anni le risorse finanziarie rese disponibili per trasferimenti, pensionamenti, etc., sono state utilizzate principalmente per permettere avanzamenti di carriera, hanno penalizzato ancor più la politica di ringiovanimento della forza lavoro attraverso l'assunzione di giovani ricercatori. Attualmente, infatti, l'Ateneo si ritrova ad avere essenzialmente un corpo docente costituito da pochi ricercatori in proporzione alle altre figure accademiche.

A questa situazione si aggiunge inoltre la completa mancanza di tutele sociali per maternità, malattia, contributi previdenziali, senza contare l'assenza dei più elementari diritti di rappresentanza sindacale e nei Consigli di Dipartimento.

 

Tale situazione può essere migliorata solo con il coinvolgimento di tutti gli attori che operano in un Ateneo; a tal fine chiediamo pertanto un sostegno nel perseguire due fondamentali obiettivi:

1. ridurre il lavoro di ricerca precario attraverso provvedimenti che il nostro ateneo può mettere in atto al fine di rendere stabile la presenza di ricercatori che da tempo svolgono con impegno e dedizione ;

2. il riconoscimento effettivo dei diritti individuali e collettivi per tutti i precari che lavorano nel nostro ateneo.

 

PROPOSTE E SUGGERIMENTI

Per quanto riguarda il primo obiettivo chiediamo che l'Ateneo assuma come criterio prioritario la stabilizzazione del personale per adempiere alle attività di ricerca e didattiche, necessarie per il buon funzionamento della struttura universitaria attraverso concrete modalità di intervento:

- Destinare sistematicamente, nell'ambito della programmazione annuale, parte delle risorse finanziare disponibili per l'assunzione di ricercatori a tempo indeterminato utilizzando:

  • Fondo di Finanziamento Ordinario.
  • Finanziamento della Regione Basilicata (Patto Regionale con i Giovani) .
  • Risorse derivate dai pensionamenti del personale docente.
  • Fondi derivanti da forme di incentivazioni di prepensionamento del corpo docente (contratti di docenza, etc). A titolo di esempio alcuni atenei italiani (Pisa, Ancona, Udine etc.) stanno gia' mettendo in atto interventi in tal senso, stipulando contratti di insegnamento con docenti che lascino l'attività almeno due anni prima della scadenza naturale della loro attività ; i fondi così recuperati sono destinati prioritariamente a bandi di concorso per ricercatori del medesimo settore scientifico disciplinare.

- Intraprendere una continua ed efficace politica a livello ministeriale per individuare modalità e mezzi di finanziamento da destinare all'inquadramento stabile di giovani ricercatori.

 

RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI

Riteniamo inoltre fondamentale che l'Ateneo si impegni a:

- istituire un'anagrafe, aggiornata in tempo reale, dei lavoratori non strutturati impegnati in attività di ricerca e didattica attraverso la quale sia conoscibile il numero e le tipologie delle collaborazioni, i dipartimenti di afferenza e il mansionario delle attività effettivamente svolte e da svolgere da parte del personale non strutturato.

- riconoscere ufficialmente, certificandole, alle figure lavorative precarie tutte le attività didattiche e di ricerca da loro realmente svolte;

- garantire la cadenza mensile nel pagamento delle retribuzioni per tutto il personale non strutturato;

- garantire a tutti i soggetti precari su fondi di Ateneo la possibilità di accedere a un fondo individuale da destinare all' attività connessa alla ricerca e alla formazione;

- riconoscere il diritto per i ricercatori precari di essere titolari di progetti di ricerca;

- riconoscere e garantire per tutto il personale non strutturato il diritto di riunione e di assemblea.

 

Fiduciosi in un vs. concreto sostegno e forte interesse alla problematica evidenziata, rimaniamo in attesa di un possibile contatto e/o iniziative risolutive.

 

Il Comitato Ricercatori Precari Unibas


 

 

 

 

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