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Università degli Studi della Basilicata

Progressioni Orizzontali Università della Basilicata

Dal Giudice di Potenza ancora una sentenza positiva

Con la sentenza n. 509/04 del 26.03.04 ancora una pronuncia del Giudice del Lavoro di Potenza che dà ragione ai dipendenti dell’Ateneo Lucano, che lamentavano la loro illegittima esclusione dalla prima tornata delle progressioni orizzontali.

Si tratta di molti ex quinti livello che, ai sensi dell’art. 74 del CCNL, erano stati inquadrati, con decorrenza 9.8.2000, direttamente nella cat. C1, ed erano stati da molte università sucessivamente esclusi dalle procedure di prima applicazione per la progressione orizzontale. Il discorso si può estendere anche agli ex settimi inquadrati in prima applicazione del Contratto Collettivo Nazionale direttamente in D1.

Il quadro che deriva dalle diverse interpretazioni che il CCNL ha ricevuto nelle sedi, come si sa, è molto variegato, e nel caso specifico ci sono stati Atenei che hanno pensato di escludere una fetta di possibili beneficiari, adducendo le motivazioni più fantasiose. nel caso di Potenza, ad esempio, si è detto che i lavoratori in questione erano già stati troppo agevolati dal contratto nazionale in prima battuta e che, inoltre, non erano sufficienti le risorse finanziarie (!). Argomentazione, quest’ultima, seccamente censurata dal Giudice del Lavoro.

In realtà, ricorrenti si erano venuti a trovare nella strana situazione di essere retribuiti in misura inferiore rispetto a tutti gli altri ex quinti che in prima battuta erano stati invece inquadrati nella cat. B. Questo in virtù di quello strano meccanismo contrattuale che ha previsto, per la cat. B4 una retribuzione superiore alla cat. C1. E’ stato perciò evidenziato al giudice che quei lavoratori “premiati” dal contratto nazionale si trovavano inquadrati nella cat. C1, mentre tutti gli altri ex quinti livello erano stati inquadrati anch’essi nella cat. C1, ma conservando lo stipendio da B4, come espressamente previsto dal CCNL.

A parte questi aspetti paradossali dovuti al solito CCNL che ancora promette molte sorprese, ciò che va evidenziata è l’analisi precisa che il giudice ha fatto dei rapporti tra il CCNL e la contrattazione integrativa. In un passo della sentenza si legge che “i rapporti tra la contrattazione collettiva nazionale e la contrattazione integrativa sono chiaramente delineati e definiti dall’art. 40 D. lgs. n. 165/2001, nella parte in cui prevede che: “La contrattazione collettiva integrativa si svolge sulle materie e nei limiti stabiliti dai contratti collettivi nazionali, tra i soggetti e con le procedure negoziali che questi ultimi prevedono; ...Le pubbliche amministrazioni non possono sottoscrivere in sede decentrata contratti collettivi integrativi in contrasto con vincoli risultanti dai contratti collettivi nazionali o che comportino oneri non previsti negli strumenti di programmazione annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione. Le clausole difformi sono nulle e non possono essere applicate”. La norma sopra citata delinea, quindi, un vero e proprio criterio di gerarchia delle fonti tra i due distinti livelli di contrattazione collettiva, sancendo espressamente la nullità delle clausole pattizie stipulate in sede decentrata in caso di difformità con le previsioni contenute nei contratti collettivi nazionali”.

Questo, anche se non ce ne era bisogno, contribuisce a chiarire le idee di quei rettori che sono convinti di poter aggirare qualsiasi norma al tavolo contrattuale, a colpi di consensi con la maggioranza della rappresentanza sindacale.

Un altro punto di una certa rilevanza della sentenza del giudice di Potenza è quello riguardante la giurisdizione. A tal proposito abbiamo assistito ai balletti della Suprema Corte di Cassazione che, dopo ben 5 pronunce nelle quali aveva affermato la competenza del Giudice Ordinario, per le progressioni interne, ha cambiato orientamento, fissando la competenza del Giudice amministrativo per tutte le controversie riguardanti la copertura di un nuovo posto, anche se ciò avvenga con una progressione interna. Ebbene, dopo la pronuncia della Cassazione, le amministrazioni resistenti, anche nei ricorsi riguardanti le progressioni orizzontali, hanno iniziato ad eccepire il difetto di giurisdizione del Giudice del Lavoro. Il Giudice di Potenza, richiamando l’ordinanza della Cassazione n. 18886 del 10.12.2003, ha precisato che la giurisdizione del Giudice del lavoro sussiste in tutti i casi di c.d. progressione orizzontale, ossia di semplice passaggio del personale già dipendente da un livello ad un altro, all’interno della medesima categoria di inquadramento, non comportando tale passaggio una novazione oggettiva del rapporto di lavoro.

 

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sentenza ex VII

Luigi Vergura
COORDINATORE PROV.LE
SNALS - Università Basilicata